Lo scrigno e lo specchio
Racconti

I BARBATEL

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Un tempo e neppure troppo lontano, la vita si svolgeva più semplicemente, in modo più diretto .

Ecco allora che gli uomini di una frazione non lontana dal Paese, si riunivano quasi ogni sera, in un locale, magari di una casa sfitta e tracorrevano un paio d’ore a giocare a carte, a chiacchierare, a scherzare.

Niente ASL, niente norme assurde: un tavolo, dieci sedie spaiate, un mazzo di carte.

C’era poi chi arrivava con qualche bottiglia di vino e una bevuta costava qualche centesimino.

Poi, il proprietario del negozietto della frazione arrivava con un cesto di fresche arance, belle , grosse, succose

e Pasqualino, ogni sera se ne comprava una e se la gustava.

Peppino lo guardava meravigliato e scandalizzato, lui che non spendeva un soldino, per pensare a far crescere sani e forti i suoi vigneti.

” Pasqualen al mangia di partugalon chi finsan pu, ma mi so mia luc ! A mat via i sold par crumpà di barbatèl…..”

Usi e costumi sono davvero cambiati, ma non chiedetemi se in meglio o in peggio, anche se io una mia idea ce l’ho.

 

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