Lo scrigno e lo specchio
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agosto 2018

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Racconti

RUSEN E TUGNIN

Rusen e Tugnin erano marito e moglie, che si volevano un gran bene…..ma erano di differenti religioni.

Rusen era cattolica, mentre Tugnin era protestante.

Nel mese di maggio, dopo cena, le donne della frazione, si riunivano proprio nella casa di Rusen e Tugnin a recitare il Santo Rosario.

Naturalmente Tugnin rimaneva fuori casa, in cortile, dove cresceva profumata camomilla.

Si accomodava su una vecchia e tarlata trave, fumava mezzo toscano e dato che era molto, ma molto sordo non veniva disturbato nè dal rosario, nè dalle litanie, nè dalle chiacchiere che seguivano le preghiere..

Saltuariamente i ragazzi della frazione, un po’ monelli, andavano alla ricerca di un legno corto e solido e lo facevano scivolare fra le due maniglie della porta di casa di Rusen e Tugnin.

Quando le donne si decidevano ad uscire, spingevano la porta, e spingevano e chiamavano Tugnin, che purtroppo era sordissimo.

E Rusin puntualmente ripeteva:” Ecu lè ufes perchè azzum al rusari, lu clè prutestant. “

Tugnin non aveva neppure lontanamente l’idea di imprigionare le donne che pregavano e non sentiva minimamente le urla di Rusin.

Ad un certo punto i monelli, dopo aver riso a crepapelle facevano una corsa verso la porta di Rusin, toglievano il 

legno galeotto e le donne , paonazze in volto, si riversavano in cortile, adirate con il povero Tugnin, che beatamente continuava a fumare e a guardare l’orizzonte.

Racconti

LA MINESTRA

Matilde sposò Giuseppe e come si usava un tempo, andarono ad abitare nella casa di famiglia.

Tutto filava serenamente, erano brava gente.

Dopo una settimana la suocera Teresa preparò un bel pentolone di minestra e verdura: costava poco e saziava.

Mise il pentolone in mezzo alla tavola e con il mestolo ” la regidora “riempiva i piatti.

Matilde ne mangiò un piatto, poi un altro e un altro ancora, finchè al quarto, con le guance rosse, perchè un poco imbarazzata disse:” Papà, mamma, vi devo dire la verità: se non metto la minestra in vino non riesco a saziarmi.

Mettere la minestra in vino significa aggiungere un mezzo bicchiere di rosso nella fondina piena.

I due suoi suoceri si guardarono e Teresa parlò:” Ma cara la me spusa, mata pura la mnèstra in ven, ma la prosima volta matag al prim tond. “

Certo allora non regnava molta abbondanza e se Matilde non se ne fosse pappata quattro piatti,la minestra sarebbe stata sufficiente anche per il giorno seguente… 

Racconti

I BARBATEL

Un tempo e neppure troppo lontano, la vita si svolgeva più semplicemente, in modo più diretto .

Ecco allora che gli uomini di una frazione non lontana dal Paese, si riunivano quasi ogni sera, in un locale, magari di una casa sfitta e tracorrevano un paio d’ore a giocare a carte, a chiacchierare, a scherzare.

Niente ASL, niente norme assurde: un tavolo, dieci sedie spaiate, un mazzo di carte.

C’era poi chi arrivava con qualche bottiglia di vino e una bevuta costava qualche centesimino.

Poi, il proprietario del negozietto della frazione arrivava con un cesto di fresche arance, belle , grosse, succose

e Pasqualino, ogni sera se ne comprava una e se la gustava.

Peppino lo guardava meravigliato e scandalizzato, lui che non spendeva un soldino, per pensare a far crescere sani e forti i suoi vigneti.

” Pasqualen al mangia di partugalon chi finsan pu, ma mi so mia luc ! A mat via i sold par crumpà di barbatèl…..”

Usi e costumi sono davvero cambiati, ma non chiedetemi se in meglio o in peggio, anche se io una mia idea ce l’ho.