Lo scrigno e lo specchio
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febbraio 2014

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Favole

GIORGIA E LA TECNOLOGIA

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I PC, i telefonini, l’iPod e quant’altro sono scoperte, che hanno rivoluzionato il nostro modo di pensare ed i nostri comportamenti. Devi scrivere una lettera? Ma no! Invia una e-mail dal computer. Devi trovare un disegno simpatico? Sfoglia un giornale e ritaglia. Ma no! Cercalo direttamente su GOOGLE. Devi telefonare? Fermati ad una cabina telefonica. Ma no! Prendi il tuo cellulare e chiama.

Così Giorgia, figlia della tecnologia, vive felicemente con mamma e papà. Ha solo quattro anni e quando le viene fame non sa aspettare a lungo, così dice:” Mamma, chiama papà, così torna e mangiamo la pappa tutti insieme.” Mamma Roberta compone il numero del cellulare di papà, poi dice alla figlia:” Tieni, parlagli tu.”Giorgia però sente la voce di una donna e dice:” Mamma, ma questa è una signora, non è il mio papà.” Roberta allora ricompone il numero e Giorgia sente la stessa voce, ma stavolta vuole capire ciò che dice…..”Il cliente da lei chiamato non è al momento raggiungibile, la preghiamo di riprovare più tardi.” Giorgia stizzita risponde:” Ma io sono la sua bambina, voglio il mio papà!” “Il cliente da lei chiamato non è al momento raggiungibile, la preghiamo di riprovare più tardi.” “Signora, tu proprio non capisci, voglio il papà.” “Il cliente da lei chiamato………….” Giorgia passa il telefono alla mamma e dice:” Ma chi è questa signora che proprio non vuol farmi parlare con papà?” Roberta ascolta il messaggio e dice:” Tranquilla Giorgia, quando tornerà papà te lo spiegherà.” Intanto Giorgia dentro di sé continua a domandarsi perché quella maleducata signora non l’ha fatta parlare con il suo papà!

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LA FATA ARIANNA

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Non vi so dire perché, ma quella era una giornata particolare. Si sentiva nell’aria uno strano profumo fruttato. Era periodo di vendemmia ed i contadini controllavano i grappoli, per vedere quando sarebbe stato il momento della raccolta.

I bambini di quel bel Paese in collina, erano a scuola, in classe, seduti sulle loro seggioline, ma erano stranamente sognanti ed il loro sguardo andava ben oltre il cortile. La maestra si accorse, ad un certo punto, che sulla collinetta vicina era sceso un velo, un velo bianco. Poteva essere nebbia? Ma a Montù la nebbia non si fa mai vedere e men che mai vicino alla scuola. Effettivamente la visione era strana e la maestra accompagnò gli scolaretti in cortile, per osservare quello strano fenomeno. Nessuno dei bimbi vide il velo bianco: loro videro una bellissima signora, agghindata con veli coloratissimi: gialli, azzurri, arancione, ma il colore predominante era il rosso rubino intenso. Si sa che i bambini vedono oltre la materialità e la piccola Luisa disse ai suoi compagni:” Ragazzi, ma che nebbia e nebbia, questa è una fata, sedutasi sulla collina.” La fata, con i suoi svolazzanti veli, venne verso di loro e disse:” Bravi ragazzi, avete capito la mia vera essenza. Sono una fata, che viene da molto lontano. Voglio premiare la fatica dei vostri genitori, che lavorano questa aspra terra e regalare loro un vino unico, che sarà famoso nel mondo.” I bimbi sorridevano estasiati. Ammiravano gli orecchini brillanti della fata, che erano lucide bacche rosso rubino, che emanavano un profumo unico ed inebriante. La sentirono pronunciare queste parole:” Terra aspra e faticosa, ascolta ogni mia parola. Crescerà da te uva unica e buona ed il suo profumo estasierà ogni persona. Regalerà vino sopraffino e se ne dovrà bere solo un bicchierino. In ogni angolo del mondo arriverà, ma in piccola quantità e di grande qualità. Polvere di stelle qua, profumo di cose belle là ed una splendida uva maturerà.”La fata concluse la sua magia facendo piroettare fra i filari una splendida bacchetta d’oro, poi salutò i bambini, che la guardavano tutti a bocca aperta e cominciò a salire verso il cielo, piano piano. Ma i bambini gridarono in coro.”Fatina delle magie, dicci il tuo nome!!!!!” “Io mi chiamo ARIANNA, fata ARIANNA. E da allora, in tempo di vendemmia, ai bambini, ma solo ai bambini, pare di sentire, da lontano, una voce melodiosa: “Arianna….Arianna….Arianna……….”