Lo scrigno e lo specchio
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agosto 2012

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Favole

AMICI NEMICI

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Mario e Giovanni vivevano nello stesso Paese, nella stessa frazione, le loro case erano confinanti. Però il loro non si poteva certo chiamare rapporto di buon vicinato: si odiavano da tempo immemorabile: da quando i loro bisnonni avevano messo gli occhi sullo stesso pezzettino di terra da coltivare a viti. Entrambi volevano comprarlo, ma alla fine nessuno dei due ci riuscì ed il terreno fu venduto ad altra persona. Eppure loro si detestavano da allora. Se uno faceva suonare la sveglia al  mattino, l’altro la sentiva e si metteva ad urlare, dicendo che non voleva essere disturbato.

Se uno teneva un micio in cortile, l’altro si lamentava, perchè diceva che andava a rovinargli il giardino. Se uno passava in macchina, l’altro diceva che faceva apposta ad accelerare, per impolverargli la porta. Se uno teneva qualche gallina nel pollaio, l’altro diceva che il loro coccodè lo disturbava. Insomma, ogni movimento dell’uno era un danno per l’altro.

In un autunno molto piovoso, franò una parte di collina a ridosso della frazione ed anche a ridosso delle case di Mario e di Giovanni  Erano uomini forti e robusti. Si misero a spalare, mentre aspettavano i soccorsi ed ognuno dei due, senza dire parola, aiutava l’altro. Si scambiavano le pale, si scambiavano le ruspe ed arrivarono anche a consigliarsi sul da farsi. Insomma, sembravano amici, che si volevano bene e che amavano il loro Paese. Quando arrivarono i vigili del fuoco, le ruspe mandate dal comune, non trovarono nulla da fare, perchè Mario e Giovanni, con la loro forza e la loro collaborazione, avevano sistemato il danno creato dal maltempo.

Finita l’emergenza Mario e Giovanni sono tornati a farsi la guerra. “Togli quelle gallinacce, che continuano a disturbare!” “Manda via il tuo gatto dal mio giardino, altrimenti imbraccio il fucile!” “Smettila di accelerare con quel macinino sgangherato che impolveri ovunque!”..Insomma, tutto come prima. Ma la loro è una guerra finta, quasi un gioco. Nell’emergenza si stringono come fratelli.

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UNO SPLENDIDO BRACCIALE D’ORO

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 Era uno splendido bracciale in oro, alto dieci centimetri, che la signora Riccagioia aveva acquistato nella gioielleria più “in” della città, spendendo un sacco di quattrini. La signora era molto vanitosa: indossava sempre cappello, sciarpa, borsa e scarpe del medesimo colore ed era ogni giorno coperta di gioielli: sempre griffata, sempre elegantissima. Lei però ostentava la sua eleganza  e la sua ricchezza con chiunque.”Guarda Marica, che splendido bracciale d’oro mi sono regalata! Mi è costato una fortuna, ma mi sta d’incanto e ne vado fiera.” Marica, che era la sua cameriera, guardava e pensava che lei, mai si sarebbe potuta permettere tanto lusso.

“Giuliana, ti piace il mio nuovo acquisto? Non ti pare splendido?” E Giuliana, che era senza lavoro, pensava che i soldi che era costato quel bracciale, probabilmente le avrebbero permesso di vivere un anno intero dignitosamente. Insomma, la signora Riccagioia ostentava con tutti la sua ricchezza, dimostrando un tatto da “elefante”. Ma anche i bracciali hanno un’anima, e quello in particolare, aveva un’anima che si vergognava ad essere messa in mostra ad ogni piè sospinto.

Un giorno, mentre la signora Riccagioia si trovava su uno splendido panfilo, invitata da amici altolocati e stava brindando a champagne e danzando una samba, il bracciale le si sfilò dal polso e cadde in acqua, sprofondando nel blu intenso del mare. Finì dritto dritto fra i tentacoli di una bella polipetta, che restò estasiata da tanta magnificenza. In men che non si dica, cercò di infilarselo e dopo qualche tentativo, ecco che il bracciale brillava al suo collo, attirando l’attenzione di tutti i polipetti della zona.

Ancora oggi si mormora che nelle notti di Luna piena, i pescatori intravedono dei bagliori dorati provenienti dagli abissi del mare.

 

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I DUE FIORI DI DONNA PRASSEDE

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Nel giardino di donna Prassede, c’erano due fiori meravigliosi: uno era rosa, di un rosa luminoso e con tanti petali delicati tutti intorno; l’altro era azzurro, di un azzurro intenso, che ti faceva venire in mente il cielo d’estate, quando l’aria è priva di umidità e l’azzurro brilla. Erano davvero due fiori stupendi e chi passava di lì si soffermava ad ammirarli. “Che meraviglia, signora Prassede, lei ha nel giardino dei fiori super, sono splendidi, non li colga e ce li lasci ammirare.” Naturalmente donna Prassede era fiera del suo giardino. Ma i due fiori, che facevano, secondo voi , nel praticello?” Si facevano compagnia.” Penserete tutti. “Si scambiavano i loro profumi” Direte voi. Ed invece, continuavano a farsi la guerra. “Io sono bellissimo, i miei petali rosa sono di una delicatezza, che tu manco te la sogni!”

“Ma va, fiorelluccio dei miei stivali! I tuoi petali sono così esili, che non valgono un soldino bucato! I miei sì che sono belli! Guardami bene,piccoletto, il mio azzurro si confonde con il cielo, nessuno è più elegante di me!” “Non fai che vantarti! Ma non vedi che i tuoi petali sono volgari e troppo grossi? I miei sono di una delicatezza da incanto!” “Ma che incanto e incanto! Sono cosi’ piccoli, che se li mangeranno tutti le formiche!” “Ah sì? Vuoi vedere che io durerò per sempre, brutto screanzato che non sei altro!” “Ma chi ti credi di essere? Sei solo un insulso fiore!”

Passò qualche giorno ed i petali di entrambi i fiori appassirono miseramente e la loro bellezza svanì.

Avevano passato la vita a litigare, mentre avrebbero potuto farsi compagnia in allegria.

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IL SALAME CHE NON FINISCE MAI

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Il signor Tino cucì un salame delizioso, per gustarlo, appena fosse giunto il tempo, in compagnia degli amici. E’ bello stare insieme, mangiare un bel panino col salame e bere un buon bicchiere di vino rosso delle nostre colline. Quando venne il momento giusto, gli amici del bar posizionarono un tavolino all’ombra, sotto il gazebo, ci misero sopra un bel tagliere in legno, presero un coltello affilato a dovere e cominciarono ad affettare il salame. Ne tagliarono parecchie fette e si accorsero che era di gusto eccezionale, ma si resero conto di un’altra cosa: più tagliavano fette, più il salame si allungava. Si stropicciarono gli occhi, perchè non credevano a quello che stava succedendo, forse era solo una semplice illusione ottica. Così continuarono a tagliare altre fette di salame e questo cresceva, cresceva.

Era un miracolo! Decisero allora di lasciarlo sul tavolino del bar, nella piazza, a disposizione di tutte quelle persone, che avessero desiderio di gustarsi una fetta di buon salame genuino.

Vicino ci piazzarono un cartello: “Salame per tutti, panini per tutti, gratis, per passare un’ora in compagnia.” E chi passava se ne tagliava magari due belle fette, se le metteva dentro un panino e gustava il prelibato, miracoloso salame. Passavano i bambini e mangiavano, passavano le donne a far spesa e mangiavano, passavano gli uomini e mangiavano .Un bel panino, quattro chiacchiere e via.

Ma una notte, qualcuno non si accontentò di farsi un panino, ne tagliò cento, duecento, trecento spesse fette, per portarsele via, per mangiarsele da solo, con ingordigia, nella sua casa. Si mise in cucina e cominciò a prendere le fette di salame a due a due, tanto erano gratis e ne aveva preso tantissimo.Ma..appena se le portava alla bocca PUF…le fette di salame sparivano e lui rimaneva a mani vuote.Riprovò due, tre, quattro, cento volte, ma quel ben di Dio, non riuscì neppure ad assaggiarlo.

Intanto il salame sul tavolino del bar è ancora a disposizione di chi vuole far merenda. Magari ci capiterete anche voi in quel paese e potrete gustarvi un bel panino col salame che non finisce mai.

 

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VITTORIA VUOLE FERMARE IL TEMPO

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Vittoria aveva deciso di fermare il tempo. Non voleva che i suoi genitori invecchiassero, non voleva che il suo cucciolo di pastore tedesco crescesse e lei stessa non voleva crescere. Le piaceva essere piccina, giocare, correre, saltare e non voleva diventare come i grandi, che devono prima studiare, poi trovare un lavoro e continuare a correre, a lottare contro il tempo.

Si domandò come mai nessuno ci avesse pensato prima: era così facile fermare il tempo, così nessuno sarebbe invecchiato e la vita sarebbe continuata a scorrere serena, come piaceva a lei.

In cucina c’era un grosso orologio appeso alla parete e lei sapeva come fermarlo; bastava togliere la pila e le lancette si sarebbero arrestate lì, proprio dove lei voleva. Prese una sedia, vi salì sopra, tolse la pila all’orologio e il tempo..PAM..si fermò, con sua grande gioia. I giorni passavano e lei era felice, anche perchè la mamma si dimenticava sempre di comprare una pila nuova. Venne settembre e la mamma la mandò a scuola, in prima elementare. Lei non capiva. Se il tempo era fermo, perchè ma lei era cresciuta? Perchè doveva andare a scuola? Anche il cucciolo intanto mangiava e cresceva a vista d’occhio e fra i capelli della mamma, incominciò ad intravedere qualche filo bianco. Eppure l’orologio era ancora fermo. E lei cresceva di statura ed anche i suoi amici si facevano più grandi. Imparò a leggere, a scrivere, a contare ed un giorno si fermò a riflettere: è vero che lei aveva tolto la pila all’orologio, ma i giorni continuavano a susseguirsi, il sole sorgeva e calava ogni sera, le stagioni si alternavano.

Capì allora, che il tempo non può essere fermato, neppure per un attimo, quindi ogni secondo, ogni momento dovrebbe essere usato bene. La vita scorre, scorre: il segreto è viverla.

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MAIUSCOLE E MINUSCOLE

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Le lettere maiuscole erano stampate su un enorme cartellone colorato: erano in corsivo, belle, grandi, arzigogolate con tanti ricci qua e là, che le rendevano importanti. E loro, naturalmente, si sentivano importanti! Le minuscole in corsivo erano posizionate su un cartellone bianco, più piccolino, un po’ tristi, perchè si sentivano le sorelline povere delle maiuscole. La elle maiuscola parlava tronfia: “Guardatemi, ammiratemi, rendetevi conto di quanto io sia bella, alta, slanciata, con i miei boccoli qua e là. Voi minuscole siete così poverette, senza ricci, senza frizzi. Noi maiuscole siamo molto importanti: iniziamo il testo, diamo il via ad ogni frase. Insomma, diciamolo, siamo gran signore e sappiamo mostrare tutta la nostra eleganza. I bambini, quando iniziano un testo, prendono una di noi e la posizionano sul foglio, con maestria, con leggiadria.” Le minuscole se ne stavano zitte, zitte, consapevoli della loro pochezza e della loro umiltà. Intanto la elle maiuscola continuava: “Andiamo vicino ad un bambino a caso..guardate , inizia il suo testo proprio con una elle maiuscola: quanto sono bella, quanto sono  leggiadra!” Le lettere minuscole, ad un certo punto si stufarono di questa presa in giro, così si consultarono: “Adesso le sistemiamo noi quelle stangone di maiuscole. Se si credono tanto belle ed importanti, facciano tutto da sole!” Le maiuscole si trovarono sole, con le sorelline minori in sciopero serrato. Da sole non riuscivano a scrivere: troppi arzigogoli, troppo tempo, troppo difficile leggerle. Così si accorsero che avevano bisogno anche delle sorelline,

“Scusateci, siamo state troppo vanitose, è vero che siamo belle, ma senza di voi combiniamo dei gran pasticci. Chiediamo umilmente scusa per la nostra presunzione”

Le sorelline accettarono subito le scuse e la scrittura continuò con loro, fianco a fianco, chiara, fluida, leggibile.

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LA CAMERETTA DI GIORGIA

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Conosco una bimba, che si chiama Giorgia. E’ molto carina e vivace, proprio come deve essere una bambina di tre anni. Le piace molto giocare con i suoi ciuci: ne ha due. Perchè due vi chiederete voi che state leggendo? Aspettate un attimo e ve lo spiego.

Uno è antistress e se lo passa delicatamente sul visino, quando è un po’ nervosetta; l’altro è il signor ciuciotto ufficiale, che si mette in bocca, quando le viene voglia di fare nanna.

Oggi mamma Roberta le ha fatto una sorpresa: le ha comprato i mobili per la sua cameretta, dove potrà mettere tutti i suoi giochi, dove potrà stare tranquilla e magari anche fare lunghi discorsi con personaggi immaginari. La stanzetta ha i colori più belli che esistano: è blu, verde, lilla, azzurra. Il letto è a castello, così Giorgia potrà arrampicarsi, scivolare, divertirsi. Di materasso però ce n’è solo uno, perchè Giorgia è figlia unica. Le manca qualcuno con cui giocare e spera che prima o poi  arrivi.

Quando ha visto la cameretta nuova, le brillavano gli occhi. E’ rimasta però delusa per una cosa strana: mancava un materasso. “Mamma, la mia stanzetta è meravigliosa, ma manca una cosa: non c’è il materasso per la fratella che aspetto.”

Mamma Roberta e papà Massimo si sono guardati negli occhi interrogandosi..

Chissà se Giorgia in futuro avrà una fratella con cui giocare, volersi bene, accompagnarsi nella vita? Io non lo so, ma glielo auguro di tutto cuore.

Ciao piccola, graziosa, creativa Giorgia!

 

Filastrocche

FILASTROCCA DEI CHI

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Chi ha torto non ha ragione,

chi lavora non va in pensione,

chi mangia tanto non è un fuscello,

chi non cinguetta non è un fringuello,

chi sa volare non sa nuotare,

chi cammina non sta seduto.

Se fino a noi camminerai

il benvenuto certo sarai.

Favole, Filastrocche

FILASTROCCA DI POCHI NUMERI

numeri

Sette fratelli,

sette coltelli,

sette asinelli

davvero belli.

Otto giochetti,

otto orsacchiotti,

otto biscotti,

otto cosciotti,

già pronti e cotti.

Nove angioletti,

nove pacchetti,

nove sacchetti.

Questa di numeri una tiritera,

prova a impararla,

comincia stasera.

E se qualcuno ne aggiunge di più

impareremo numeri

mille e mille e più.

Favole, Filastrocche

FILASTROCCA DELLE VOCALI

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Sono poche le vocali

e son facili da imparare.

A E I O U

e di vocali non ce ne sono più.

A come ape, che  miele sa regalare

e se ti punge…non t’arrabbiare.

E l’elefante, che forte è davvero

e che ho intravisto

lungo il sentiero.

O per omaggio,

una rosa di maggio,

che profuma di primavera

e che dura fino alla sera.

I come imbuto,

che si ha bevuto

tutto il mio vino

in un solo minuto.

U come uccello,

magari un fringuello,

che cinguetta bello bello.

Delle vocali la tiritera è terminata.

Forza bambini,

ora va imparata.