Lo scrigno e lo specchio
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aprile 2012

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Favole

IL MOSCERINO SPIRIPINO

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C’era una volta Spiripino, un moscerino elegante, il più grande ed elegante di tutto il suo sciame. Era davvero carino. Lui però non era contento, pensava di essere troppo piccolo ed il suo sogno era quello di diventare grande.

“ Potessi essere grande almeno come una farfalla e colorato come lei, allora sì che sarei felice!” Mangia, mangia e mangia, divenne grande come una farfalla, rubò un po’ di polverina all’arcobaleno e si colorò meravigliosamente. Com’era bello e sofisticato!

Adesso che era grande come una farfalla, sembrava essere felice, ma non del tutto e ripeteva fra sè:” Potessi essere grande almeno come un pettirosso e cantare con la su leggiadria! Ah!..Che vita felice sarebbe allora la mia”. E mangia, mangia, mangia diventò grande come un pettirosso e del pettirosso, come per magia, ebbe il canto. Sembrava felice di svolazzare e di cantare, ma fra sè e sè ripeteva: “Bello essere un pettirosso, ma potessi diventare gabbiano! Sarei felice veramente e non chiederei più nulla. Vivrei sempre vicino al mare e la mia vita sarebbe magnifica.”Mangia, mangia e mangia, diventò gabbiano. Volava sulle scogliere, allargava le ali bianche e si sentiva padrone del mondo, finchè..un giorno pensò: “ E’ bello essere gabbiano, ma se potessi diventare aquila, allora sì che sarei il re degli uccelli.  Dominerei la montagna, sarei al di sopra del mondo, nell’alto del cielo.”  Divenne aquila. E mentre scendeva in picchiata da una guglia della montagna, pensò che sarebbe stato meglio essere leone, re degli animali. Ma ecco, che in un attimo, si ritrovò di nuovo piccolo, ridivenne il moscerino Spiripino, in mezzo allo sciame degli altri suoi fratellini.

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LA FOGLIA SCONTENTA

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C’era una volta..una fogliolina, che stava insieme alle altre sue sorelline su una bellissima e verde pianta, nel salotto di nonna Prassede.

Era bella, lucida, brillante ma birichina. Lei era stufa di stare insieme a tutte le altre, su quel ramo, che le stava anche antipatico. Aveva un desiderio dentro di sè: andarsene da sola per il mondo. “Io sono stanca di stare qui appiccicata a questo stupidissimo ramo, che si dà tante arie, perche’ è dritto e crede di essere bello, sono stufa di essere innaffiata, sono stufa di questa insulsa, immobile vita!

Intanto nonna Prassede la curava, come il resto della pianta, la spolverava, la spruzzava con acqua fresca, ma lei era sempre più stizzita.

Cercava di muoversi, di staccarsi dal ramo, ma niente, ogni tentativo era vano, lei era costretta a stare con le sue sorelle, sempre insieme a parlare solo con loro, a stufarsi di quell’esistenza che non sopportava più.

Un giorno, la nonna lasciò aperta la finestra del salotto ed entrò nella stanza un leggero venticello. La foglia si protrasse verso quell’arietta ed ecco che finalmente cadde, giù giù sul pavimento bianco. Non le sembrava vero: finalmente era riuscita a liberarsi dalla sua prigione.

Vedeva il mondo da un’altra dimensione, da un altro punto di vista. Osservò il pavimento freddo, guardò i piedini della poltrona, la polvere sotto il mobile. Disse alle sue sorelle:” Io ora sono liberaaaa! Vedrò finalmente cosa c’è fuori di qui!” Ma le altre foglie non la sentivano più. Lei provò a muoversi, a spostarsi, ma non riusciva a fare un passo. Che delusione! Quando la nonna la vide, mezza avvizzita, la prese e la gettò fra i rifiuti. Eh! Sì, il suo desiderio di libertà era miseramente fallito.

 

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IL PAESE DEI CATTIVI

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Guendalina, un giorno andò ad abitare nel “Paese dei cattivi.” Qui la gente non si salutava nemmeno per sbaglio, nessuno si conosceva, nessuno scambiava mai una benchè minima parola con il vicino di casa. Quando, magari per strada si incontravano, cercavano di darsi dei gran spintoni e qualcuno meno fortunato, cadeva anche a terra. Non c’era nessun giardino, nessun fiore, solo qualche albero mezzo rinsecchito. Si odiavano tutti, si scrutavano dall’alto al basso, con disprezzo. Loro erano tutti così. Non sapevano comunicare: ognuno era isolato ed arrabbiato nel suo piccolo mondo.

Quando Guendalina arrivò in quel Paese, si spaventò un poco, per quel grigiore, per quel mutismo, per quella cattiveria ed istintivamente voleva scappare, ma invece restò. Piantò nel suo giardino fiori coloratissimi, innaffiò ogni giorno la sua pianta secca, che in poco tempo cominciò a germogliare. Chi passava di lì, guardava incuriosito, ma distoglieva subito lo sguardo, con aria di stizza.

Intanto le liti fatte di spintoni continuavano ed il grigiore cresceva, cresceva…

Guendalina passava per strada e salutava con un “Buongiorno, signore, buona giornata signora.” Nessuno, dico nessuno le rispondeva.

Pensava la gente: “Ma chi è questa? Chi crede di essere? Vorrebbe disturbare il nostro grigio paese, ma nessuno glielo permetterà!”

Guendalina correva, saltava, canterellava e continuava, invano, a parlare con la gente del posto. Ricevette anche qualche bello spintone, di quelli dati con forza, ma lei quieta diceva: “Mi scusi signore, sono stata sbadata, colpa mia, colpa mia!”

Un giorno si fece coraggio e colse, nel suo giardino, un mazzetto di rose e lo portò alla vicina di casa, che rimase a guardarla sbalordita,senza sapere che fare.

 

 Voleva chiuderle subito la porta in faccia e gettare le rose in mezzo alla strada, ma erano talmente belle e profumate, che se le tenne strette, senza proferire parola. Un altro giorno, Guendalina preparò una torta di mele, per il sindaco. Anche lui, voleva scaraventare il pacchetto dalla finestra del municipio, ma il profumo fragrante che ne veniva era così accattivante, che se lo lascio’ posare sulla scrivania, senza fare un cenno. Un’altra volta ancora preparò una torta salata con gli asparagi e la portò alla severissima maestra della scuola, che scandalizzata voleva risponderle con una bacchettata sulle mani, ma alla fine l’accettò e se la pappò con gran gusto. Insomma, gli abitanti di quel paese, che non conoscevano altro linguaggio che gli spintoni, si meravigliarono non poco dei gesti di Guendalina e cominciarono a pensare, che quella pazza ragazzina, forse aveva qualcosa che potevano imparare.

Piano piano, con la sua gentilezza, Guendalina si fece amico tutto il Paese e la gente, anche se con fatica, imparò a parlarsi, a comunicare, a scambiarsi un piccolo gesto gentile, a salutarsi senza spintoni, a diventare amici. Guendalina era riuscita a svegliare la parte buona, che sta in ogni cuore ed il Paese si trasformò: ora ci sono piante e fiori e fontane, la gente va d’accordo e si vuol bene.

Questa è solo una fiaba. Pensi che nel tuo Paese dovrebbe arrivare una persona buona come Guendalina? E secondo te, cosa farebbe?

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LA RAGNATELA

esterne152008511508200927 big.jp   Il mago del gelo disegna la via e ti porta lontano, con la fantasia.

 

 

 

Simone viveva in una casa con un bellissimo giardino, in cui poteva giocare e rotolarsi nell’erba, senza farsi male.

Un giorno , facendo una bella capriola, vide, là in fondo, nell’angolo fra le due siepi, una ragnatela. Incuriosito si avvicinò e guardando bene bene, vide i ragni che lavoravano alacremente, per rendere più geometrica e più grande la loro tela. Non disse niente ai grandi e non disse proprio niente a nessuno. Temeva che qualcuno, magari con una scopa, potesse togliere quella magica ragnatela e fatto morire tutti i ragnetti. Ogni giorno andava a vedere ed ogni giorno, la ragnatela s’ingrandiva, finchè divenne grande come tutta la siepe: era enorme, perfetta ed i ragnetti andavano sempre avanti ed indietro, alacremente al  lavoro. Fortunatamente nessuno la scoprì. Venne l’autunno e l’inverno e la ragnatela era sempre lì, grande e meravigliosa. Un mattino gelido, quelli in cui il mago del freddo viene a farci visita, Simone, uscendo per andare a scuola, vide tutto bianco: l’erba era bianca, i rami secchi degli alberi erano bianchi ed indovinate un po’….la grande ragnatela era tutta bianca, sembrava un disegno da fiaba. Il bambino rimase a bocca aperta, ma dopo il primo momento di stupore, si chiese che fine avessero fatto i ragnetti. Si avvicinò preoccupato, ma sgranando gli occhi vide uno spettacolo incredibile: i ragnetti avevano alle zampine otto doposci, ciascuno con tanto di pelo riscaldante, portavano una cuffietta a righe con un bel fiocchetto ed una sottile, lunga sciarpa a righe coloratissime. Scivolavano sui fili, proprio come lui scivolava sulla neve con il suo bob. Risalivano la tela e poi, giù in picchiata! Gli sembrava quasi di sentirli ridere. A questo punto, chiamò i suoi genitori, che rimasero incantati davanti a quell’arabesco fatato. Loro però non riuscivano a vedere i ragnetti, probabilmente perchè non ci vedevano bene come Pietro.

Venne tutto il vicinato, a vedere l’enorme, bianca ragnatela. Nessuno si permise di toccarla; era così meravigliosa!

La ragnatela di Pietro è ancora lì e se ti capita di passare per quel paese, va’ anche tu ad ammirarla.

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GIORGIA FICCANASO

 

 

“Ficca il naso di qua, ficca il naso di là, vuoi vedere che qualcosa di strano succederà”?

I suoi genitori la chiamavano”Giorgia ficcanaso”, non perchè lei  volesse cacciare il naso negli affari altrui, come a volte fanno i grandi, ma perchè  cercava di curiosare dentro ad ogni cosa; lei voleva capire come funzionasse ciò che le stava attorno. Quando la lavatrice era spenta, apriva piano piano l’oblò e ficcava il naso nel cestello, per capire come quella macchina riuscisse a far diventare le sue mutandine tanto bianche. Poi, sempre quando la lavastoviglie non era in funzione, apriva lo sportello e vi ficcava il naso, per capire come piatti e pentole sporchi potessero poi uscire lucidi e brillanti. Ficcava il naso nella tastiera del papà, la rovistava da tutte le parti, per capire da dove provenissero i suoni e curiosava nella scatola dei trucchi, che la mamma usava, per farsi più bella. Si spalmava un po’ di rossetto, un po’ di ombretto e si sentiva grande! La mamma Roberta mescolava nella terrina gli ingredienti per la torta e lei ci ficcava il naso, che diventava giallo di crema. Che buon profumo!!!! Se papà regalava fiori a Roberta, la bimba ci ficcava il naso, per vedere cosa stesse dentro la corolla. Insomma, lei era una bambina curiosa, proprio curiosa. Un giorno la mamma l’accompagnò al parco: c’erano tanti bambini, amici di Giorgia, che stavano facendo bolle di sapone. Michelino, che aveva una particolare simpatia per  Giorgia ed una particolare abilità nel far gonfiare bolle di sapone, le si avvicinò e le disse:” Giorgia, adesso io ti soffio la più grande bolla di sapone, che si sia mai vista a questo mondo.” E Michelino soffiava, soffiava e la bolla cresceva, cresceva….Giorgia non vedeva più niente e più nessuno. Scomparvero il prato, le altalene, gli amici, la mamma, il tempo..Si diresse piano piano verso la grossa bolla ..Bolla-sapone 1

Con un ditino la sfiorò e sentì che era abbastanza elastica. Cosa fece?

Non riuscite proprio ad immaginarlo? Dai, un po’ di fantasia! Ci ficcò il nasino e piano piano entrò nella bolla, in punta di piedi. Vi si sedette dentro e si guardava attorno affascinata, le pareva di essere in una fiaba. La bolla, illuminata dal sole, era iridescente ed il gioco di colori era davvero magico. La bolla non volava lontano, restava ad un metro da terra e a Giorgia, piccola com’era, sembrava di guardare tutto dall’alto. Vedeva gli amici, gli alberi in fiore, la mamma che si sbracciava e che parlava, parlava e penso’ che stesse esprimendo felicità per quel gioco tanto originale. E Giorgia continuava a sorridere e a dondolarsi, non era mai stata in un piccolo mondo così bello. Ratapum, una capriola, ratapam, un’altra ancora, scc, scc, una bella scivolata.

I grandi erano preoccupati, pensavano ad una magia di extraterrestri, credevano che qualcuno volesse portarsela via, invece Giorgia era così felice!

Ad un certo punto, quando si stancò del gioco, mise il nasino sulla bolla e patapum, si ritrovò nel prato con una bella capriola.

La mamma corse ad abbracciarla, tutti gli amici l’attorniarono, ma lei non capiva il perchè di tante attenzioni. Disse solo: ”Ho fatto un gioco bellissimo, provatelo anche voi!”

Diede un bacio a Michelino e la manina alla sua mamma. Se ne andò traboccante di gioia.

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IL MAGO DEL FREDDO

zkfgpg I disegni di ghiaccio sono…..una magia,

                                                                    prova a prenderne uno e a portarlo via

                                                                        vedrai che succederà, ti sorprenderà!

Voi sapete che esiste il mago del freddo e del ghiaccio?

E’ tutto bianco con una lunga barba di ghiaccioli ed una tunica di neve..Brrrrrr.

 Non ha certo bisogno di sci, lui scivola semplicemente, dolcemente sul ghiaccio. Cammina fra i Poli e si schiaccia dei freschi pisolini sulla

banchisa.

E’ amico delle foche, dei pinguini, degli orsi bianchi e mangia solo ghiaccioli. Beve bibite ghiacciate, che non gli fanno mai venire il mal di pancia, perchè lui è il mago del freddo.

Gli piace vivere nel suo mondo ghiacciato, ma a volte, stufo di stare sempre lì, arriva fino da noi, insomma ci fa qualche visitina. Non hai mai visto, al mattino, quando è inverno e fa freddissimo, gli alberi tutti dipinti di ghiaccio bianco? E anche l’erba è bianca, i tetti delle case, le ringhiere dei balconi, i tettucci delle macchine..

E se osservi attentamente, anche le ragnatele sono bianche e sembrano ricami unici, mai visti prima. Se poi fa capolino un timido raggio di sole, lo spettacolo si fa più magico. Sulla pelle senti il freddo pungente, ma i tuoi occhi vedono una meraviglia che ti incanta. Tutto intorno a te è bianco e capisci bene, che è il lavoro di un mago con tanta fantasia. Poi il mago si stanca di stare qui e torna ai Poli, i luoghi che ama di più, insomma, dove si sente più a suo agio.

Quando al mattino d’inverno, guardando fuori dalla finestra, prima di andare a scuola, vedi splendidi ricami bianchi, ricorda che durante la notte è passato a trovarci il mago del freddo.

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ACQUA COLORATA

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“L’acqua è pura e trasparente

e di colore non ha proprio niente.

Acchiappiamo la fantasia

e che l’acqua colorata sia”

Un giorno, in un Paese non molto lontano da noi, dai rubinetti di tutte le case, incominciò a scendere acqua colorata. Ahimè..! Che disperazione: acqua blu! “Chissà com’è tossica! Con cosa faremo cuocere la pasta? Acqua gialla, per carità! Ma che succede? Io non ne bevo neppure un goccio, aiuto! Come farò a prepararmi il tè? Acqua verde, che disastro! Quale strana alchimia si sta avverando? Come potrò farmi la doccia? Acqua viola! Che disperazione! Con cosa berrò la medicina, che devo prendere ogni mattina?”

Insomma, in Paese, nessuno aveva più l’acqua limpida. Solo acqua colorata, acqua dalle mille e più sfumature di colore..rosso, violetto, indaco, lilla, verdolino, azzurrognolo, color fucsia, giallo limone, grigio argenteo, arancione…

Allora tutti gli abitanti ricorsero alle acque minerali: facevano le scorte ai supermercati. Vedevi carrelli stracolmi di confezioni d’acqua. Ma ben presto, anche nei supermercati, arrivarono acque colorate. Ormai era una vera disperazione!

Nessuno beveva più, nessuno si lavava più, nessuno apriva più i rubinetti, per la paura di vedere un altro colore sorprendente della propria acqua.

Solo i bambini continuavano a far scorrere acqua, per vedere il nuovo colore che sgorgava dal rubinetto, per mischiare le loro acque e creare ancora colori diversi, tutto di nascosto dai grandi.

Finchè un giorno, l’acqua tornò limpida, fra la gioia degli adulti e la tristezza dei bambini.

I grandi non avevano capito, che l’acqua colorata era stata uno splendido regalo dell’arcobaleno, acqua purissima, di ottima qualità, ma colorata, coloratissima, per dare un tocco di magia alla vita di ogni giorno. Ahimè quando si diventa grandi non si comprende più l’importanza del gioco e della magia!

 

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IL TAPPETO VOLANTE

 

“Con un po’ di fantasia, andiamo in cielo, anche senza magia”

Dammi la mano, scappiamo via,

saliamo sul tappeto della fantasia,

mettici un piedino ed inizia a volare,

non c’è nessuno, che ti possa fermare!

Vola in alto, su paesi e città:

il tuo sogno si avvererà.

Geraldina viveva in un castelletto, il piccolo castelletto del Paese. Era una bambina simpatica e gentile, che frequentava la quinta elementare. Aveva tantissimi amici e c’era una storia che raccontava sempre a loro. Lei diceva, che nella camera dei suoi genitori, stava un azzurro tappeto volante. Era un tappeto tutto arabescato, con disegni orientali ed il colore predominante era l’azzurro; aveva le frange bianche e stava ai piedi del letto. La sua mamma lo teneva con gran cura, perchè era anche antico e prezioso oltre ad essere volante. Lo aveva ereditato dalla nonna della nonna della sua nonna ed era il tappeto più bello di tutto il castello. Sapete che nei castelli di tappeti ce ne sono tantissimi, ma quello azzurro era davvero il più particolare: mai la mamma se ne sarebbe disfatta, mai lo avrebbe venduto ad  alcuno. Geraldina raccontava, che bastava mettere un piede sul tappeto e tu ti saresti messo a volare: ti sarebbe girata un pochino la testa, ma il volo, anche se  breve era assicurato. “Parola di Geraldina.”Vasnecov-Tappetovolante-1PP

I bambini della scuola ascoltavano affascinati la storia di questo

tappeto magico e chissà che cosa avrebbero dato,per poterlo provare,

per fare un piccolo, breve, affascinate volo, chissà dove.

Avrebbero ceduto la merenda alla Nutella, due evidenziatori verdi, la matita con il pupazzetto, il loro gioco più divertente, ma il tappeto era ben custodito nel castello e solo la mamma di Geraldina vi poteva salire. No, il babbo non volava e neppure Geraldina..Durante l’intervallo interrogavano la bambina sui voli del tappeto e lei sorridente raccontava di cieli magici, di posti fiabeschi.”Amici, ve lo garantisco, basta metterci i piedi sopra ed il volo della mamma comincia.”

Eh! Sì, era proprio vero, la povera mamma di Geraldina, tutte le volte, che posava i piedi su quel tappeto azzurro scivolava, faceva un bel volo e si trovava per terra. Certo, il volo era breve, ma assicurato e le fantasie pure. Il papà e Geraldina evitavano di calpestare il tappeto,

solamente perchè avevano paura del volo.

Ecco, avete visto? I tappeti volanti esistono davvero e se li cercate con cura, potrete averli anche voi, magari meno costosi di quello azzurro. E se durante il volo, date libero sfogo alla vostra fantasia, vedrete città fiabesche, cieli pieni di arcobaleni e magari anche la Luna.

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ANGELINO TRASPARENTE

Angelino non voleva mangiare. La mamma gli preparava cento e cento manicaretti, ma lui non apriva bocca, sembrava che le sue labbra fossero incollate. … lasagne al forno non le voleva neppure guardare, … gnocchi gli mettevano nausea… patatine fritte? “Aiuto!! Non mi piacciono affatto!” … polpettine di patate al forno? “Sono la schifezza più grande fra le schifezze!”bambino 07%5D

Insomma, la povera mamma di Angelino, non sapeva più che fare. Lui dimagriva, dimagriva, dimagriva, sempre di più. La nonna gli preparava la pizza ai quattro formaggi, ma la bocca di Angelino restava incollata, non ne deglutiva neppure una briciolina, neppure una briciolina quasi invisibile. Dimagrisci oggi, dimagrisci domani, dimagrisci dopodomani e dopodomani ancora, Angelino divenne trasparente come il vetro, come l’acqua pura. Nessuno lo vedeva più; i familiari erano disperati! Lui andava a scuola, ma nè la maestra, nè i compagni gli rivolgevano la parola: non  lo vedevano, dato che si era fatto trasparente! Ma non solo nessuno lo vedeva, nessuno lo sentiva. Lui parlava con qualcuno e non riceveva risposta. Lo cercarono per tutto il Paese e nelle zone vicine, ma lui era lì, trasparente e senza voce,senza neppure la forza di farsi ascoltare. La sua scomparsa fu annunciata alla radio, alla TV, su facebook, ma niente, di Angelino non si intravedeva più neppure l’ombra.

Ad un certo punto  si accese una lampadina nella sua testolina: ”Che io sia diventato invisibile a tutti, perchè non mangio mai niente?” Adesso ci penso io, o almeno ci provo! Aprì il frigorifero e si fece riscaldare un bel piatto di gnocchi al ragù. Finì il pasto con una succosa  pera ed un budino al cioccolato. Nel pomeriggio bevve un bel bicchierone di latte e miele, con la torta, che la mamma preparava ogni settimana. La sera, quando gli altri erano in giro a cercarlo, mangiò un bel piatto di carote ed una bisteccona ed incominciò a dirsi: ” Ma, gli gnocchi che prepara la mia mamma sono davvero squisiti, i frutti e le verdure non sono poi così malaccio. Il latte con la torta poi..vera squisitezza!” Andò a dormire ed il giorno dopo, la mamma lo ritrovò nel suo lettino.”Angelino, dove sei stato? Ti abbiamo cercato tanto!”

“Mammina, io sono stato sempre qui, non mi vedevate, perchè ero diventato trasparente come il cristallo.” La mamma lo strinse forte al cuore. Da quel giorno, Angelino mangiò ogni manicaretto.

Ehi!! Cerca di non diventare trasparente pure tu o nessuno ti vedrà nè ti sentirà più, nè in casa nè fuori.

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IL GIORNALE BIANCO

 

 

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Nel Paese Chevuoitu, se andavi in edicola, a comprare un giornale, ti accorgevi che aveva le pagine bianche, bianche come la neve, bianche come il cielo in autunno, bianche come la bambagia, bianche come il pastello bianco che custodisci nel tuo bell’astuccio.Tu pagavi il giornale, tornavi a casa o magari ti sedevi tranquillo su una panchina del parco e cominciavi a leggere…Voi potete chiedere: “Ma cosa leggevi se il giornale era bianco bianco?” Leggevi cio’ che tu volevi, ciò che desiderava la tua fantasia.”

 

”Gli alunni di tutte le scuole del Paese sono stati promossi, con ottimi voti.” 

“I prezzi nei supermercati si sono dimezzati e tutti possono acquistare ciò che vogliono, inoltre i giocattoli sono sempre in offerta speciale.”

“Tutti i bambini del paese possiedono un cane o un gatto, come amico fedele.”

“In ogni città, in ogni paese, sono stati preparati enormi campi da calcio e ovunque ci sono parchi, con alberi secolari, dove tutti possono passeggiare ed i bambini possono correre, dondolarsi sulle altalene e girare sulle giostrine.”

“In nessun luogo della Terra c’è guerra, tutti i governanti del mondo stanno lavorando, per farci vivere sereni.”

“Le autostrade si percorrono gratis e se arrivi fino a Gardaland, puoi entrarci senza un soldino.”

“Tutte le mamme ed i papà fanno il lavoro che preferiscono e si divertono anche!”

“Il clima è sempre dolce, come nelle primavere, quindi non più nasi e piedi freddi, non più chiusi in casa senza poter correre a perdifiato.”

Com’è bello poter leggere un giornale con le pagine bianche, inventarlo giorno per giorno e sperare che le notizie della nostra fantasia si facciano realtà!

E tu, cosa scriveresti sulle pagine bianche del tuo giornale?